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Chi si accontenta gode (Spiegalo ad un Retriever...)


Chi si accontenta gode


Allevo Golden Retriever da diversi anni e mi occupo di addestramento cani ed educazione cinofila. Ho potuto constatare che i cani non sono tutti uguali: ogni razza è diversa e ogni individuo è diverso. Ognuno di loro ha attitudini, caratteristiche e bisogni differenti.
Ho conosciuto personalmente Pastori Maremmani, Border Collie, Australian Sheperd, Chihuahua, Akita-inu, Amstaff e tante altre razze, nella mia famiglia trova posto anche una Toller ho lavorato con loro ed ho capito che ognuno di loro, ogni individuo, ha un modo differente per realizzarsi come cane. Ogni individuo ha una sua attitudine, un'attività in cui si compiace particolarmente. 

Tra tutte le razze, devo però dire che amo particolarmente i cani da caccia e, in particolare, i retrievers. 

Amo la loro dolcezza, amo il loro entusiasmo, amo il loro carattere mite, ma determinato, amo la loro voglia di natura e la loro capacità di trascinarti, se glielo permetti, in un meraviglioso mondo di condivisione e di ancestrale convivenza tra cane e uomo.
Chi possiede un retriever sa che sono cani dai bisogni molto particolari, ma anche capaci di renderci felici e, non è un caso, molti retrievers vengono usati nelle attività di Pet Therapy. Non c'è dubbio: loro sanno renderci felici. Ma noi sappiamo rendere felice un retriever, intendo, renderlo felice veramente?
Renderlo felice significa non fermarsi all'apparenza del cane che non dà problemi o del cane che "vive tranquillo, si fa il suo giretto e non gli manca nulla". Intendo...siamo capaci di permettergli di essere davvero l'individuo che è nato per essere?
Perché bisogna guardarlo dentro e capire se quello che fa lo fa per te o per sé o per voi o perchè, come dice sempre mio nonno "piuttosto che niente è meglio piuttosto"
Una pallina lanciata nel prato è meglio di nessuna pallina, un bastone lanciato è meglio di nessun bastone...vedi? Si trova sempre il modo di far sì che si accontentino. Ma accontentarsi è una cosa, essere felici un'altra.

Certo, lo facciamo anche perchè non possiamo portarli al parco naturale (che magari è anche una zona di "ripopolamento fauna") e sganciarli alla ricerca del leprottino o del fagiano. Lo so: non è possibile, non è lecito e, secondo me, nemmeno etico perchè qualsiasi leprotto, fagiano, talpa o abitante della natura è degno di vivere tanto quanto il nostro amato cane.

Ma...vuoi mettere la gioia di seguire una traccia col naso, liberi dal guinzaglio, di mettere ogni senso all'erta per cogliere quell'odore che porta a lei...la tua preda!
Se potessi chiedergli "Sei ancora un predatore, vero, cane?"

Mi risponderebbe probabilmente: "Si, se solo potessi. Se non fossi molto spesso costretto a fare il 'trottolino peloso' che passa la sua giornata su divani e tappeti."
Anche quando pensiamo di fare molto, perché pensiamo che cinque minuti di pallina li sazino...a volte li accontentiamo a malapena.
Il fagiano o il coniglietto si trasformano così in una bella pallina gialla o in un meraviglioso legnetto.
Cerchiamo di giustificarci e pensiamo: "In fin dei conti...hanno accettato loro di essere addomesticati: fare la guardia ai primi accampamenti umani, difendere il bestiame, condividere con noi la caccia e i continui spostamenti alla ricerca di cibo. Ora non devono più preoccuparsi del fame, della sete e del freddo. Ci prendiamo noi cura di loro. Non si lamenteranno mica per una pallina!?"
Non si lamentano, ma se la fanno andare bene. E per dura che sia, dobbiamo ammetterlo. Per raccontarci la verità dobbiamo essere in grado di vedere anche le cose scomode o complicate.

I nostri cani spesso si fanno andare bene una passeggiata di 20 minuti al guinzaglio perché è il massimo che possono sperare da noi. Si fanno bastare il poco tempo che passiamo con loro, accettando di aspettarci da soli a casa fino a quando rientriamo dal lavoro o dalla nostra "vita fuori".
Ed ecco che magari abbaiano durante il giorno, magari distruggono la ciabatta o segnano una porta, magari si cercano un passatempo per ingannare l'attesa fino al momento in cui, finalmente, torniamo da loro.
" Sono così felice di vederti! Tu non sei felice come meeeeee? Perchè io non riesco a trattenere la felicità!

Ora sei tornato e dimmi: DOVE SI VA? CHE SI FA? SEI TUTTO PER ME ,VERO? STIAMO TANTO INSIEME ADESSO, VERO? GIOCHIAMO INSIEME? "
La realtà è che molto spesso siamo sommersi di cose da fare, gli impegni sono dei buchi neri pronti ad inghiottirci e l'unico modo per salvarsi è mettere dei paletti che blocchino lo stress e mettano in evidenza i buoni sentimenti, quelli di chi ci ama, di chi ci aspetta ogni giorno, con lo stesso entusiasmo e la stessa gioia di sempre. Se non facciamo così, se non ci mettiamo nei suoi panni...perdiamo il nostro cane. Lui ci sarà sempre, ma noi avremo perso tutto quello che poteva darci e che potevamo dargli.
Perdiamo ciò che lo rende veramente felice, dimentichiamo i veri motivi per cui lo abbiamo voluto coi noi. Dimentichiamo perfino di accuddirlo, perchè
non si cura solo il fisico di chi amiamo, ma soprattutto lo spirito.




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